DANNI DA PESTICIDI IN ARGENTINA

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Malformazioni, tumori, malattie della pelle: sono le patologie prodotte da un uso indiscriminato di sostanze chimiche in agricoltura nel Paese sudamericano

Malformazioni, malattie della pelle, tumori e gravi problemi respiratori di uomini, donne e bambini sono il risultato dell’esposizione all’uso indiscriminato di pesticidi in alcune province del Nord-est dell’Argentina. Una relazione resa evidente dagli studi realizzati nelle comunità esposte a fumigazione, fra le quali quella di Monte Maíz, nella provincia di Cordoba.

Qui, l’esposizione a glifosato è di circa 80 litri per persona all’anno. I casi di aborto spontaneo sono tre volte superiori alla media nazionale, mentre le malformazioni congenite la superano del 72 per cento.

Attualmente in Argentina sono legali diverse varietà di soia, mais e cotone transgenici resistenti a pesticidi. Il loro consumo è aumentato negli ultimi venticinque anni da 38 mila tonnellate nel 1990 a 370 mila nel 2015 (Red universitaria de ambiente y salud). Avia Terai, La Leonesa, San Salvador, Barrio Ituzaingó, Monte Maíz sono solo alcuni dei villaggi esposti al modello agroindustriale argentino, in cui Ogm e agrochimici vanno di pari passo.

L’Argentina è uno dei Paesi con il maggior consumo di glifosato. Quello dei pesticidi è un mercato florido. La superficie coltivata è passata da 20 milioni di ettari nel 1970 a 38 nel 2016. Oltre il 60 per cento del territorio nazionale risulta coltivato con uso di agrochimici e transgenici.

Un mercato, quello degli agrochimici dominato da poche grandi corporation (Bayer-Monsanto, Dow-Dupont e Syngenta-ChemChina), che controllano in Argentina il 54,3% del mercato totale.

Un business per pochi, basato su alcuni luoghi comuni. Fra questi, la tesi secondo cui il ricorso a pesticidi, combinato con il modello Ogm, è necessario per incrementare la produzione globale di cibo e riuscire così a sfamare la popolazione del pianeta. Una tesi che è stata però messa in discussione da più parti.

L’uso di pesticidi riguarda anche l’Europa, i cui Paesi hanno votato il rinnovo all’autorizzazione all’uso del glifosato per cinque anni, nonostante il parere dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro, che nel 2015 aveva inserito il glifosato fra le sostanze “probabilmente cancerogene”.

Un parere poi ribaltato dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare a novembre del 2015. Poi, a maggio 2016, dalla Fao. E ancora: nel marzo 2017 dall’Agenzia europea per le sostanze chimiche. La divergenza nei pareri è in parte da attribuirsi alle diverse valutazioni cui le agenzie hanno fatto riferimento. In alcuni casi si tratta di studi finanziati dalle industrie produttrici, che per legge hanno l’onere della prova della non cancerogenicità della sostanza da commercializzare.

(FONTE: rivista LILT LECCE N. 103 p. 13)

 

 

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