Exposoma, mappare l’ambiente per comprendere il rischio malattia

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Capire in che modo si origino malattie complesse, come anche i tumori, rappresenta una delle grandi sfide della medicina di oggi. Non siamo fatti di soli geni. Anzi, più di metà del rischio di sviluppare una certa malattia è dovuta a fattori ambientali. In alcuni casi la percentuale raggiunge il 90%.

Da qui la necessità di sviluppare un nuovo paradigma di analisi che comprenda lo studio dell’exposoma, vale a dire una mappa dettagliata di tutte le componenti ambientali cui un individuo viene esposto nel corso della sua vita. Fanno parte di questa analisi le sostanze tossiche presenti nell’aria che respiriamo o nell’acqua che beviamo. Ma l’analisi dell’exposoma dovrebbe tener conto anche di quanto avviene all’interno del nostro organismo: fenomeni di stress ossidativo o processi infiammatori contribuiscono ogni giorno a creare un ambiente «interno» al nostro corpo estremamente dinamico. Ebbene, anche i sottoprodotti di questi fenomeni biologici, così come la loro interazione con altre sostanze, non possono essere trascurati nell’analisi dell’exposoma.

Quello cui si dovrebbe puntare è un progetto che si ispiri a quanto già applicato nel campo della genetica: un tipo di analisi che attraverso lo screening di migliaia di geni mira ad individuare l’esistenza di un legame con certe malattie. Lo stesso si dovrebbe fare nello studio dei fattori ambientali. L’analisi delle correlazioni «una sostanza, una malattia» ha dato in passato molti risultati importanti, ma è giunto il momento di un affrontare un decisivo salto di qualità: solo attraverso l’analisi di tutti i fattori ambientali cui un individuo viene esposto nel corso della sua vita si possono acquisire informazioni sul ruolo effettivo che essi giocano nell’interazione con i geni di quella persona e nell’influenzare il suo stato di salute.

Certo, mappare tutti gli elementi cui veniamo esposti nell’ambiente non è compito da poco, soprattutto se si pensa che ad oggi questo tipo di indagine epidemiologica viene eseguita tramite questionari: un sistema decisamente poco affidabile. Per questo, si è proposto che l’analisi venga eseguita tramite un prelievo di sangue. In questo modo, quando la mappa delle sostanze sarà ampliata, si potrà avere una maggiore idea del loro effetto sulla nostra salute proprio lì dove entrano in azione: nel nostro corpo.

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