LE ETICHETTE DEI PRODOTTI ALIMENTARI: UN’IMPORTANTE RISORSA DA MIGLIORARE

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In base alla legislazione europea, il sistema di etichettatura dei prodotti alimentari dovrebbe garantire al consumatore chiarezza e comprensibilità sulle caratteristiche del prodotto acquistato. Dovrebbe, appunto. Perché, in realtà, non sempre è così, al punto che l’O.N.G. francese “Foodwatch”, un’organizzazione per il diritto dei consumatori ad avere cibo di qualità e, soprattutto, senza rischi per la salute e con un’etichettatura affidabile e trasparente, assieme ad altre associazioni impegnate nella tutela della salute pubblica, del benessere dei bambini e della sana alimentazione, ha proposto una raccolta firme, da presentare al Ministero della Salute francese e alla Commissione Europea, al fine di migliorare le norme che regolano le dimensioni dei caratteri sulle etichette dei prodotti alimentari e si stabiliscano criteri per un’etichettatura comprensibile ai consumatori. Il tutto, anche al fine di consentire ai consumatori di poter confrontare i diversi prodotti e operare delle scelte consapevoli ed indirizzate ad un’alimentazione migliore e più sana.

Il consumatore, quindi, ha il diritto di essere informato anche attraverso un semplice “colpo d’occhio”, cioè in modo semplice, intuitivo ed immediato, al fine di contribuire alla diffusione di buone pratiche, che agevolino la tutela della salute pubblica, riducendo il rischio dell’insorgenza di malattie cardiovascolari, obesità e diabete, che, ormai, si manifestano sempre di più anche in età infantile.

Le associazioni francesi, però, si sono dovute scontrare con una pesante opposizione alla loro iniziativa, soprattutto ad opera dell’industria agroalimentare e della grande distribuzione, le quali accusano queste associazioni di aver procurato allarme presso il Ministero della Salute, sulla base di informazioni prive di credibilità scientifica.

Sul punto è intervenuta anche la testata giornalistica Le Monde, la quale ha sollevato il sospetto che, dietro questo duro attacco, si celi un chiaro conflitto di interessi dell’industria alimentare, la quale non avrebbe alcun interesse a fornire informazioni chiare, riguardo i propri prodotti.

Ma, se è vero che dal dicembre 2016 l’Unione Europea obbliga i produttori a riportare sulle etichette finanche le indicazioni nutrizionali, oltre a denominazione del prodotto, elenco degli ingredienti, presenza di allergeni, data di scadenza, condizioni di conservazione, paese di produzione, ci si chiede quando queste preziose informazioni potranno finalmente essere fruibili a tutti, in maniera chiara e leggibile.

Ci si domanda, inoltre, se ci sarà mai la possibilità per noi consumatori, di sapere l’origine delle materie prime, ad esempio, del grano usato per produrre la pasta che compriamo (anche perché, in Italia, le aziende e i mulini che propongono la farina, non sono obbligati ad indicare sulle confezioni l’origine della materia prima, ma devono solo riportare il nome dello stabilimento che ha effettuato l’ultima trasformazione significativa). Così come, sarebbe opportuno essere informati sulle sostanze con le quali è stata trattata la frutta che viene poi utilizzata per gli omogeneizzati dei bambini, o per la preparazione di confetture e marmellate.

Le etichette, quindi, rappresentano uno strumento fondamentale per la tutela della nostra salute, anche perché consentono di effettuare scelte consapevoli ed informate. O almeno, sarà così nel momento in cui diventeranno effettivamente leggibili e fruibili da tutti, rimanendo, ad oggi, uno strumento ancora imperfetto.

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