MARTINICA, EPIDEMIA DI CANCRO ALLA PROSTATA, MALFORMAZIONI E STERILITA’ DA PESTICIDI

0

E’ salito alla ribalta delle cronache un fatto inquietante: il notevole e continuo aumento dell’incidenza di neoplasie nell’isola della Martinica, nelle Indie Occidentali Francesi. Grave anche l’incremento delle malformazioni congenite e del fenomeno della sterilità. Gli studi condotti hanno individuato una relazione con l’impiego massiccio di pesticidi, soprattutto il clordecone, nella coltura delle banane. Pesticidi già banditi dal mercato statunitense

E’ salito alla ribalta delle cronache un fatto inquietante : il notevole e continuo aumento dell’incidenza di neoplasie nell’isola della Martinica, nelle Indie Occidentali Francesi.

Infatti, negli ultimi decenni si è osservato un aumento dell’incidenza di diversi tumori (prostata, mammella, colon-retto, linfomi) sia nei maschi che nelle femmine. Il cancro della prostata, in particolare, presenta un’incidenza fra le più alte al mondo nell’isola della Martinica.

pesticidi utilizzati particolarmente nelle colture intensive della banana sono stati implicati da numerosi ricercatori nella patogenesi di tale neoplasia. In particolare, il clordecone, un insetticida organoclorurato, che fu usato estensivamente nelle piantagioni di banane della Martinica e della Guadalupa, per circa vent’anni dal 1973 al 1993.

Le proprietà di questo pesticida (estrogenicità, elevata stabilità e persistenza nell’ambiente) sono simili a quelli di altri interferenti endocrini sospettati di provocare cancro alla prostata e hanno determinato la contaminazione diffusa e permanente di suoli, delle acque superficiali, della fauna selvatica e dei vegetali coltivati sui terreni inquinati. Le verdure contaminate rappresentano la fonte principale di contaminazione della catena alimentare e sono una delle principali fonti di esposizione permanente per i residenti.

L’analisi dell’incidenza di cancro dal 1981 al 2005, compiute sui dati del registro tumori della Martinica, ha consentito di rilevare 5693 casi valutabili per lo studio.

Suddividendo l’arco temporale in periodi di cinque anni, il numero dei casi di cancro prostatico aumentò da 252 a 2281 nel periodo dello studio, con un’incidenza standardizzata per l’età aumentata da 36,9 × 100.000 maschi nel periodo 1981-1985) a 164 × 100.000 nel quinquennio 2001-2005.

Di fronte a questi dati epidemiologici di rara drammaticità, è stato quindi condotto uno studio, con l’obiettivo di determinare se gli estrogeni ambientali siano associati a rischio di carcinoma della prostata.

Lo studio ha analizzato la relazione tra esposizione a clordecone e rischio di tumore della prostata, coinvolgendo 623 uomini con la malattia e 671 controlli.

L’esposizione è stata analizzata in accordo allo status caso-controllo, utilizzando la concentrazione plasmatica attuale o un indice di esposizione cumulativa basato sugli anni di esposizione.

È stato osservato un incremento significativo del rischio di carcinoma prostatico con l’aumento della concentrazione plasmatica di clordecone e dell’indice di esposizione cumulativa.

Associazioni più forti sono state osservate in caso di storia familiare positiva per tumore prostatico, e tra i pazienti che avevano vissuto in un Paese occidentale.

In conclusione, queste osservazioni avvalorano l’ipotesi che l’esposizione a estrogeni ambientali aumenta il rischio di carcinoma prostatico.

In definitiva, questa storia racconta di come un paradiso possa trasformarsi in un inferno a causa delle azioni dell’uomo.

Il paradiso in questione, come detto, sono le isole di Guadalupa e Martinica, delle Antille Francesi.

Il diavolo in questione, capace di ridurre ad un inferno questi luoghi di rara bellezza, ha un nome: clordecone, un pesticida utilizzato per la prima volta verso la fine degli anni sessanta del Novecento negli USA, introdotto in questo mercato dai produttori di pesticidi, salvo poi essere ritirato dal commercio nel giro di pochi anni, in quanto bandito dal governo americano per la sua pericolosità.

Nonostante ciò, nelle isole di Guadalupa e Martinica poste sotto l’egida del governo francese, il clordecone è stato impiegato nelle piantagioni di banane a partire dalla seconda metà degli anni settanta per circa 30 anni, fino ai primi anni duemila.
Cosa ha comportato tutto ciò? La risposta è ovvia quanto drammatica; che ad oggi i contadini della Guadalupa vedono i loro terreni inutilizzabili a causa dell’utilizzo del pesticida.

Inoltre risulta che nel 90% degli abitanti di queste isole siano stati trovati residui di clordecone, visto che anche le falde acquifere risultano contaminate da queste molecole invisibili.

Il riscontro su tale pericolosità è nei dati di incidenza di patologie neoplastiche, di cui si è detto. Ma aumentate sono anche a dismisura le malformazioni congenite, le patologie del sistema nervoso, ed il fenomeno della sterilità di coppia.

Naturalmente i produttori di pesticidi negano anche davanti all’evidenza che ci possa essere un nesso dall’aumento di malattie che un tempo avevano una presenza quasi inesistente su quelle isole.

Molti potranno pensare che questa storia non ci appartenga, visto che è avvenuta in luoghi lontani e che sia anche lontana nel tempo, ma sono proprio questi ragionamenti che ci portano a ridurre i nostri territori in un inferno.

Condividi