Il paradosso del rischio cancro: i grandi piani ormai inutili?

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E’ ormai diffuso che la maggior parte delle conferenze di Oncologia dedichino sessioni all’Oncologia così detta “mirata”. La riunione annuale dell’ AACR, l’Associazione Americana per la Ricerca sul Cancro di Washington, tenutasi nei giorni 1-5 aprile scorsi, non è stata da meno, così come quella tenutasi lo scorso anno e che vide il lancio dell’ambizioso programma Cancer Moonshot, con l’obiettivo di favorire il passaggio delle conoscenze genetiche e immunologiche della ricerca alla clinica (grazie anche ai finanziamenti del Senato previsti dal 21° Century Cures Act). Ma non è che questa smania di migliorare la conoscenza dei meccanismi fondamentali della biologia dei tumori finisce per adombrare i vantaggi per la salute che si avrebbero migliorando invece la protezione dell’ambiente?

La ricerca genetica ha portato a individuare molti loci, associabili ad un rischio più elevato di sviluppo del cancro, alcuni dei quali suscettibili di interventi di prevenzione. Di conseguenza, la ricerca è indirizzata a individuazione sempre più loci. Tuttavia il rischio cancro non può essere affrontato solo attraverso questo tipo di strategia. A concausare il cancro contribuisce anche la componente ambientale, fattore altrettanto cruciale anche se spesso trascurato, forse per la sua valenza multisettoriale.

Lo scorso 14 marzo il Dipartimento degli Affari Veterani statunitensi ha modificato una sentenza riconoscendo dei benefici di invalidità a veterani, ex riservisti ed ex membri della Guardia Nazionale che avevano soggiornato al Marine Corps Base Camp Lejeune di Jacksonville per 30 giorni o più nel periodo compreso tra 1° agosto 1953 e il 31 dicembre 1987 ai quali fu poi diagnosticato un cancro. Tali indennità sono state riconosciute perché tale personale militare era stato esposto – durante il soggiorno al campo, e anche taluni loro familiari – ad acqua contaminata contenente circa 70 composti organici volatili noti per essere cancerogeni.

Nella città statunitense di Flint – che dall’aprile 2014 aveva modificato l’approvvigionamento idrico passando dal lago Huron al fiume Flint – si registra una emergenza da contaminazione dell’acqua della rete idrica. Gli abitanti si sono resi conto che dai rubinetti l’acqua usciva gialla e torbida. Già in passato l’acqua del fiume Flint era stata usata per fini domestici sino al 1964, anno in cui emersero dati di contaminazione industriale (alte concentrazioni di piombo e altri contaminanti). Nel 2016, grazie alla Guardia Nazionale, nuovamente le acque del fiume Flint sono state dichiarate non sicure e, pertanto, è stato dato avvio alla sostituzione delle condotte contaminate dal piombo. Alla data di marzo 2017, però, delle 6.000 unità abitative interessate al problema, solo in 800 di queste le condotte in rame hanno rimpiazzato quelle in piombo.

Tenendo in conto la classificazione IARC che definisce il piombo come “probabilmente cancerogeno per gli esseri umani”, è probabile che i residenti di Flint e soprattutto i bambini in crescita avranno un rischio maggiore di sviluppare un cancro in futuro; ciò per i 3 anni di esposizione alle acque contaminate.

Non c’è solo il precedente di Camp Lejeune di Jacksonville (il cui costo si aggira sui 2 miliardi di dollari), anche una società britannica, il 22 marzo 2017, si è trovata a fronteggiare costi pari a 20,3 milioni di sterline per perdite alla rete fognaria finite nel Tamigi e nei suoi affluenti (fiume che indirettamente fornisce l’acqua potabile a Londra); della Cina, poi, si ha ampia documentazione circa la contaminazione delle forniture idriche.

E’ evidente che esiste una inefficienza economica con risorse finanziarie distribuite sui due fronti, quello della ricerca, per prevenire la malattia cancro, e quello per aiutare coloro che si sono ammalati, quale risultato dell’incapacità umana a gestire il pianeta. Entrambi i fronti – la ricerca e l’assistenza – devono essere portati avanti per avere un mondo in cui meno persone muoiono di cancro. Ma si assiste a un paradosso: da un lato le iniziative governative USA che riducono i finanziamenti dell’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente, aumentano la produzione del carbone, ritoccano gli standard dei carburanti che avranno come effetto quello di esporre le popolazioni agli inquinanti cancerogeni, dall’altro si lanciano programmi per contrastare e ridurre le conseguenze negative correlate al rischio di malattia, come il piano Cancer Moonshot. Se si getta uno sguardo oltre gli Stati Uniti, in Europa il 15 febbraio 2017 al Regno Unito la Commissione Europea ha inviato un ultimo avvertimento per le sue ripetute violazioni dei limiti legali dell’inquinamento atmosferico; nel mondo, il particolato ambientale è il responsabile dei 4 milioni di decessi avvenuti nel 2010. Per abbattere il cancro, i Governi devono identificare e agire non solo sulla suscettibilità dell’aumento del rischio ma anche garantire che le persone non siano esposte a sostanze cancerogene a causa della grave e incapace gestione ambientale.

Fonte: The Lancet OncologyVolume 18, No. 5, p555, Maggio 2017

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