Puglia – Sostenibilità Sanitaria

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In futuro, la sostenibilità di un modello di sviluppo del territorio dovrà essere valutata per il danno sanitario (VDS), oltre che per quello ambientale (VIA)

 La Puglia, in poco più di mezzo secolo, registra scelte e decisioni politico-economiche che hanno finito per presentare alle sue popolazioni un conto salatissimo in termini di vite umane stroncate, compromesse e di territorio stravolto e ferito nella sua identità culturale, storico-economica e vocazionale.

Una serie di opere, presentate come l’occasione di riscatto per un Sud altrimenti dimenticato e fuori dai circuiti dello sviluppo e del progresso industriale, ha subdolamente recato parziale occupazione decretando, nel breve, inquinamento, malattie, annientamento di altre economie compatibili e sostenibili con il territorio.

Risultato di stagioni e di governi tutti quanti miopi rispetto alle conseguenze socio-ambientali e sanitarie di medio e di lungo termine. In più, carenze e falle nei sistemi di monitoraggio e di controllo che non sono intervenuti, tempestivamente e perentoriamente, a bloccare e a segnalare le irregolarità e gli illeciti di produzioni e di azioni irrispettose di norme e di raccomandazioni.

Invece, uno dopo l’altro, la Puglia ha dato accoglienza – in luoghi di alto valore paesaggistico, economico e storico – a mostri che portano il nome di Ilva e di Cerano, andando a perturbare e a compromettere zone urbane, tratti di costa e di mare, e campagne che insieme alle tante morti (per incidenti sul lavoro e per malattie) hanno decretato anche la morte dei luoghi stessi, sfruttati e contaminati.

Il degrado investe tutte le matrici biologiche. L’aria, le acque, il suolo e il sottosuolo risentono dei molteplici e reiterati insulti: immissioni in atmosfera che infrangono normative europee, smaltimenti impropri e illeciti che avvelenano i terreni con gravissime compromissioni per l’agricoltura, scarichi non depurati che colpiscono le attività marine.

La lista dei reati ambientali è lunga e destinata ad allungarsi per quel che sta emergendo in queste ultime settimane, fatti e misfatti di un passato recente che svelano crimini e malsane abitudini dagli effetti a distanza ma dagli esiti nefasti (rifiuti tossici e pericolosi interrati). Anche il Salento è Terra dei Fuochi e quel che all’ambiente si fa, l’ambiente riporta perché il sistema non riesce a rigenerarsi e a decontaminarsi: la concatenazione degli eventi avversi ha innescato un processo di pesante deterioramento e di alta tossicità.

Del resto, l’epidemiologia locale da anni segnala il cattivo stato di salute umana e ambientale. Non sono solo le matrici ad ammalarsi, accade anche alle popolazioni salentine per una serie di patologie invalidanti, croniche e pure mortali. L’incidenza in crescita delle neoplasie non è che la punta di un iceberg. Non solo tumori, quindi – che le evidenze scientifiche ampiamente correlano alla qualità dell’ambiente – ma anche patologie coronariche, respiratorie, ormono-endocrine, metaboliche, della riproduzione e altro ancora.

Il peggio è che nonostante si conoscano, oggi più di ieri, i fattori di rischio, la nocività e la cancerogenicità di molecole e di prodotti dei processi industriali, si paventano ancora modelli di sviluppo non sostenibili e di accertato svantaggio complessivo. Le logiche di mercato e di profitto che hanno partorito Ilva, Cerano, Colacem, Copersalento e le sventate centrali a biomasse non arretrano di un passo e sfidano i morti e i loro sopravvissuti, sfidano le intelligenze e le responsabilità di chi non baratta la salute dell’ecosistema Salento con mitigazioni, mimetizzazioni, compensazioni e risarcimenti, come lo scellerato gasdotto sponsorizzato dal dittatore azzero vorrebbe impiantare nel territorio San Foca-Melendugno. Una sigla, TAP (Trans Adriatic Pipeline), da abbattere come lo è stato il progetto ad opera di tecnici e studiosi delle diverse discipline che al competente Ministero dell’Ambiente hanno appena inviato le osservazioni critiche.

Da più parti si ribadisce l’assoluta priorità di economie sostenibili con il territorio e con il bene supremo della salute. Per questo riteniamo indispensabile che il parametro Danno Sanitario rientri nelle valutazioni degli Enti tecnico-giuridici e polito-istituzionali preposti a indagare, a votare e a decidere opere e insediamenti impattanti con l’ambiente fisico e sociale.

Il nascente Centro Ilma e il suo Centro Ricerche intendono porsi al servizio della collettività, pubblica e privata, e operare nel settore della Prevenzione Ambientale per collegare e coniugare la salute e il benessere di un territorio alla qualità dei luoghi di lavoro, di crescita e di vita relazionale.

Monitorare le matrici biologiche e correlare i fattori di rischio ambientale locale sono atti di conoscenza e di studio finalizzati alla vigilanza, alla valutazione preventiva del rischio, alla tutela della vita.

Nel Salento la coscienza collettiva è cresciuta e diffusa in forza delle storie di tante persone che pagano o hanno pagato sulla propria pelle gli effetti della diossina, dell’amianto, del PVC e di tutti gli altri veleni ammorbanti. Il dissenso contro il pericolo di nuovi mostri è alto, così come la determinazione a darsi strumenti di tutela e di difesa. Ne è di esempio il Centro Ilma che si sta costruendo con i soli aiuti economici della gente, senza deleghe e senza attese che dall’alto arrivi quanto non più procastinabile. Questo è il sud orgoglioso e consapevole della propria Storia e del proprio Futuro, deciso ad autodeterminarsi quando giochi di vertici finanziari e politici pensano di imporre e di far passare come strategici insediamenti e progetti che di strategico hanno solo la cura dei propri interessi e l’abbattimento della qualità di vita locale, dell’ambiente e delle persone che lo abitano.

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