STRATEGIA RIFIUTI ZERO: UNA RIVOLUZIONE POSSIBILE ANCHE NEL SALENTO

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Pubblichiamo un contributo che esprime il punto di vista del presidente dell’Associazione “Sveglia Cittadina” di S. Cesario di Lecce, da anni impegnata sul fronte della difesa dell’ambiente e della salute nel Salento

Scrivere di una cosa in fondo così semplice, quando percepisci che non sempre c’è la piena volontà, da parte di chi amministra, né di fare né di voler capire, è drammaticamente demoralizzante. Cercare e trovare le parole più semplici per far intendere alcuni concetti anche a chi non si è mai approcciato alla questione, mentre chi dovrebbe risolverla cerca in ogni modo di complicarla, di farla sembrare difficilissima e di giustificare scelte insensate, ti fa invece intravedere quali grandi interessi possono celarsi dietro certe scelte nella gestione dei rifiuti.
Riproviamoci illustrando subito alcuni punti chiave, che a tutti dovrebbero essere chiari prima di qualsiasi approfondimento sul tema.

Punto primo: Discariche e impianti di rifiuti fino a qualche decennio fa non esistevano affatto. Le abbiamo create noi quando abbiamo deciso che non andava più bene il “vuoto a rendere” e non andava nemmeno più bene trasformare in fertilizzante naturale il nostro “rifiuto umido”. Per intenderci il terriccio (fertilizzante naturale) ottenuto da scarti di cibo e sfalci di potatura che la natura produce da sé per decomposizione, quello che i nostri nonni ottenevano con la “foggia”, la buca in campagna. 
Insomma, col tempo ci siamo convinti che non vi fosse altra alternativa praticabile che ricorrere a discariche e inceneritori, che così tutto per noi sarebbe stato più comodo e che saremmo stati “meglio”. O forse intendevamo meglio avvelenati, o meglio ammalati, o con disagi migliori? E i costi sociali enormi e incalcolabili? E lo stravolgimento del paesaggio nella sua salubrità e nella sua sana essenza? 
E tutto questo, di sopraggiunta anche pagando, lo rischiamo per la sola vera comodità offerta in cambio: poter buttare il nostro rifiuto tutto in un unico cestino, come se sparisse per magia.

Punto secondo: Compostando quel rifiuto umido/organico di cui abbiamo appena scritto, (in campagna o in una compostiera in giardino o perfino sul balcone di casa) e togliendolo di fatto dalla nostra pattumiera di indifferenziato, non avremmo più bisogno di discariche perché le stesse tornerebbero giustamente a non avere più alcun senso. Come non avrebbero più senso i biostabilizzatori, che puzzano forse anche più delle discariche e che servono solo a “stabilizzare”, essiccandolo, proprio quell’umido e quell’organico ad oggi presente in larga scala nelle balle di rifiuto indifferenziato, che poi finiscono nelle discariche e negli inceneritori.
Forse sfugge, ma quando parliamo di rifiuto umido stiamo parlando di cifre importanti. Perché il rifiuto, nelle fatture delle ditte ai Comuni, noi tutti lo paghiamo a peso, ed in percentuale solo togliendo l’umido lo riduciamo del 50%. Senza contare che, proprio quell’umido mischiato nell’indifferenziato, sta all’origine della puzza che sentiamo dagli impianti industriali di rifiuti. Pensiamo poi che, queste percentuali, sommate a quelle che i Comuni già oggi ottengono con la raccolta differenziata dei materiali, 20% o 30%, ci porterebbero già così ad un enorme passo in avanti verso l’obiettivo “Rifiuti Zero”, che da taluni ancora oggi viene così tanto deriso e bollato come irrealizzabile.
In sostanza, la “questione rifiuti”, come pure la sua logica soluzione è alla portata di tutti, sta a noi riconoscerla e fare la nostra parte.
Nulla di complicato, nulla di impossibile, nulla per cui dovremmo attendere altri vent’anni di discariche e mega impianti per poterci poi tornare periodicamente da capo a discuterne.
Solo un semplice e intelligente tornare alle buone pratiche di trenta o quarant’anni fa.

Di fatto la strategia Rifiuti Zero non è altro che questo. 5 azioni, 5 buone e semplici azioni dettate dal buon senso e dalla logica. Azioni che tutti noi possiamo attuare sin da subito, tenendo sempre in mente che il miglior rifiuto esistente è quello mai prodotto, azioni tutte racchiuse nella regola delle cinque “R” sulla quale si basa e ruota la “Strategia Rifiuti Zero”: Riduci, Riusa, Ripara, Ricicla e Ricerca.
“Riduci” rappresenta la pietra miliare per la piena riuscita della Strategia, ovvero nessun rifiuto è buono e necessario e il miglior rifiuto è quello proprio mai prodotto, questo avendo premura di eliminare i rifiuti sin dalla fonte. “Riusa” e “Ripara” sono regole conosciute e messe in pratica già dai nostri nonni per i quali gli oggetti erano fatti per durare ed essere riutilizzati e aggiustati facilmente.

Ricicla” è l’obiettivo che ci si pone sui materiali di cui son fatti i nostri oggetti, materiali che si possono e si devono totalmente recuperare senza danno alla salute e all’ambiente. Infine la “Ricerca” essenziale per studiare, ricercare, conoscere e migliorare le nostre azioni per non produrre rifiuti e danni alla salute e all’ambiente.
Per ben attuare la Strategia Rifiuti Zero particolare attenzione necessità il metodo di raccolta dei rifiuti e l’unico di successo finora è la raccolta separata dei materiali effettuata “porta a porta”, senza  campane e cassonetti stradali. Oltre che, come detto sopra, il compostaggio domestico, agricolo e di comunità.

Pratiche di buona gestione promosse da tempo da comitati di cittadini e associazioni, che stanno vedendo sempre più Comuni attenti e sensibili in prima linea nell’adozione che, incentivando  cittadini e famiglie al recupero di queste buone pratiche per la gestione degli scarti di cucina umidi, hanno varato regolamenti, creando albi dei compostatori, in modo da affiancare, monitorare e premiare, come è giusto che sia abbassando la tassa sui rifiuti, quei nuclei famigliari che si dedicano al compostaggio domestico.
Nel compostaggio di comunità pioniere è stato il Comune di Melpignano, primo comune in provincia di Lecce a dotarsi di una tale modalità di gestione.

Per questo risultato, strategiche sono state le esperienze delle associazioni che hanno portato nel Salento qualche anno fa, grazie ad un bando, la prima compostiera elettromeccanica aerobica di comunità. Sette associazioni di volontariato con capofila CulturAmbiente hanno dimostrato che è possibile per le comunità del Salento gestire lo scarto umido anche con piccolissimi impianti a costi bassissimi, sempre affiancati al compostaggio domestico e agricolo, modalità capaci di coprire le esigenze di interi paesi e risolvere a impatto zero e km zero l’importante gestione della frazione organica nell’ottica del virtuoso obiettivo Rifiuti Zero.

Emanuele Lezzi

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