G.Serravezza – Lo dobbiamo ai nostri figli e ai nostri nipoti

G.Serravezza – Lo dobbiamo ai nostri figli e ai nostri nipoti

Contro la tragica prospettiva di generazioni di malati, la LILT continuerà a sfidare il cancro ovunque esso si annidi e trovi le condizioni per alimentarsi e diffondersi. Lo dobbiamo alle generazioni che verranno, a parziale compenso dei gravi guasti apportati a questo nostro mondo e lasciati purtroppo loro in eredità. La realizzazione del Centro Ilma sarà la testimonianza tangibile di questo nostro impegno.

Quanto sta avvenendo nel Sud Italia sul fronte dell’incidenza e della mortalità per cancro, era stato previsto da tutti gli osservatori e ricercatori più attenti.
Il Nord del mondo ricco e industrializzato ha già pagato dagli anni ’60 agli anni ’90 del secolo scorso il prezzo di un modello di sviluppo insostenibile ; un prezzo fatto di tanti malati e morti per cancro.
Il Sud, povero e arretrato, con le sue abitudini alimentari e stili di vita, con la sua atavica cultura di rispetto ambientale, vantava in quegli anni un gap virtuoso del 20-25% in meno rispetto al Nord per quanto riguarda la mortalità per cancro.
In un ventennio, però, i tassi di incidenza e mortalità si sono quasi livellati, con l’aggravante tuttavia di due tendenze nettamente divergenti : il Nord che scende e il Sud che sale.
Perché avviene tutto ciò ? Quali le ragioni ? E’ semplicemente la storia che si ripete. Nel Sud d’Italia, e possiamo aggiungere in tante altre parti del Sud del mondo, si sono “trasferite” quelle condizioni che erano state alla base dell’epidemia cancro 30-40 anni fa in Inghilterra, Germania, USA, ecc.
Condizioni che si traducevano in un incontrollato assalto all’ambiente ed al territorio, nella totale inconsapevolezza dei riflessi di tutto questo sulla salute.
L’inquinamento di tanta parte di terreni, acque ed aria delle più grandi città industriali americane ed europee aveva prodotto malattie di ogni genere : respiratorie, cardiovascolari e neoplasie. Emergenze ambientali avevano creato emergenze sanitarie, spesso non registrate ufficialmente nelle reali catastrofiche dimensioni in cui erano avvenute.
Come ben sa chi si occupa di Oncologia ambientale, su questo fronte si è registrato sempre un colpevole silenzio da parte di tutti, Istituzioni comprese, nel nome delle ragioni economiche e dello sviluppo.
Tutto è cambiato nel Nord ricco e industrializzato degli anni ’90, quando è cresciuta la consapevolezza e la cultura della salvaguardia dell’ambiente. Per cui, dopo uno-due decenni, le curve di tante malattie, cancro compreso, hanno invertito la direzione verso il basso. A Londra, l’ex “big killer”, il cancro del polmone, decresce ormai di un 1,5% l’anno. Risultato non del miglioramento delle cure : semplicemente le persone si ammalano di meno.
Chi va a Londra oggi trova una città senza più ciminiere, senza smog e con un uso corretto del territorio.
Esattamente l’opposto di quanto avviene a Taranto, a Brindisi e in tanti Comuni del Sud, dove il territorio viene aggredito e violentato nelle forme più diverse (emissioni industriali tossiche, rifiuti “tombati”, discariche incontrollate, veleni chimici nelle falde.
Per questo, per buona parte dei nostri territori si va configurando una situazione di emergenza sanitaria, ben più grave e diversa da quelle si qui conosciute, proprio perché le condizioni ambientali che l’hanno prodotta sono del tutto nuove.
Non si erano mai registrati né studiati, ad esempio, gli effetti sulla salute dell’interramento di rifiuti tossici o radioattivi, nonché quelli dell’immissione in falda di liquidi di lavorazioni industriali. Se ne erano, al massimo, rilevati gli aspetti criminosi.
Le emergenze ambientali che interessano tanta parte del Sud sono sicuramente la causa del preoccupante incremento dell’incidenza e della mortalità per cancro.
Alcune province della Campania, della Basilicata e della Puglia registrano purtroppo dati ormai allarmanti. E per ogni situazione statisticamente significativa vanno emergendo ragioni e cause di quei numeri tanto gravi.

Da circa un ventennio, la LILT di Lecce, sulla base dei dati di mortalità spalmati su un periodo tanto lungo, cerca di mettere in guardia popolazioni ed Istituzioni nei confronti di una situazione sanitaria riguardante il territorio leccese davvero molto preoccupante.
Di recente, finalmente, anche l’Istituto Superiore di Sanità ed il Ministero della Salute hanno preso atto di un “caso Lecce”, avviando una serie di verifiche statistiche sull’incidenza e la mortalità per tumore, specialmente quello del polmone.
Fotografare e monitorare lo stato epidemiologico  di un territorio è fondamentale ai fini di una corretta e sostenibile gestione dello stesso e , in ultima analisi, ai fini della tutela e della salvaguardia della salute dei cittadini.

Dr. Giuseppe Serravezza
Responsabile Scientifico LILT – Sez. prov. di Lecce