NESSUNA EVIDENZA DI CONTRASTO AL CANCRO

NESSUNA EVIDENZA DI CONTRASTO AL CANCRO

Ma si può guarire dal cancro al seno? Non mi raccapezzo sentendo parlare di remissione, sopravvivenza e le parole “nessuna evidenza di malattia” con le quali la specialista oncologa commenta gli esami che porto ai controlli. Come dire che la malattia non si vede ma non è detto che non ci sia. O sbaglio? Io non sto tranquilla nonostante il suo sorriso e la sua gentilezza. Chiedo di sapere come stanno davvero le cose. Grazie.(Confusa 1986)

Ci sono malattie per le quali l’epidemiologia, la clinica e le evoluzioni dei casi imporrebbero parole rispettose. Nel caso del cancro – e al seno specialmente, in considerazione dei dati di incidenza – il termine guarigione è fuori luogo. A riguardo del carcinoma mammario è il caso di dire che la scienza segna il passo. Basta scorrere i report e gli aggiornamenti per venire a sapere che devono trascorrere 20 anni prima che una donna colpita abbia una attesa di vita simile alla popolazione esente da questa patologia.

Le parole che il linguaggio scientifico utilizza per descrivere gli esiti favorevoli sono:

remissione parziale quando il cancro risponde al trattamento ma permane un residuo di malattia, se pur inferiore rispetto alla situazione iniziale;

remissione completa quando, strumentalmente, non si riscontrano tracce di malattia né tramite esami di laboratorio né tramite indagini per immagine;

remissione totale quando tale assenza di malattia si mantiene per un lasso temporale di anni, stabilito in base alla sede e alle caratteristiche del tumore;

sopravvivenza o lunga sopravvivenza per le persone che oltrepassano quel lasso temporale specifico, superato il quale vengono definite libere dalla patologia.

Dal punto di vista psicologico queste classificazioni non sedano le preoccupazioni e i timori circa una eventuale ricomparsa della malattia che si presenta nel 30% dei casi in forma metastatica e con una attesa di vita che varia da pochi mesi a diversi anni. In più, i consistenti e permanenti cambiamenti che la patologia imprime non fanno sentire le persone definite in remissione oppure lungo sopravviventi realmente libere dalla malattia.

Il cancro ha, per sempre, segnato e diviso il loro tempo, ha indelebilmente inciso nelle esistenze un prima e un dopo. E quando questo “dopo” è dato ancora da vivere, si tratta di un tempo sospeso, di un tempo cadenzato dai controlli e dalle attese cliniche (la pet, i marker, la scintigrafia, la mammografia, gli altri esami), si tratta di un tempo condizionato dalle destabilizzazioni, dalle debilitazioni, dalle perdite e dalle limitazioni lasciate dalla malattia.

Oggi molte donne proseguono il loro cammino esistenziale riuscendo a non perdere la vita, nonostante la malattia che le ha colpite, e nonostante le cicatrici e le ferite che nessuna cura guarirà definitivamente. E tutto questo lascia l’amaro in bocca, doppiamente. Perché sempre più donne si ammalano e rimangono segnate a vita nei loro progetti e nei loro affetti, perché la ricerca delle cause della malattia rimane al palo e nulla viene fatto per contrastarne l’incidenza, primo e vero indicatore da abbattere se si vuole seriamente lottare contro tale fenomeno. Duole constatare e affermare che prevalgono, ovunque nel mondo, strategie e metodi a nessuna evidenza di contrasto al cancro.